Cancellazione CAI Carter – Cancellazione cai assegni e carte di credito – Nuovo provvedimento ottenuto Ordinanza del Tribunale di Genova del 29 giugno 2019 Cancellazione CAI Carter – Nuovo provvedimento ottenuto avanti il Tribunale di Genova. Con Ordinanza del 29 giugno 2019 (Consulta il provvedimento) il Tribunale ha disposto la cancellazione del nominativo di uno dei due ricorrenti dall’archivio CAI Carter (Carte di credito). Nel caso di specie la Banca aveva provveduto alla comunicazione di revoca dell’utilizzo delle carte di credito dopo che i ricorrenti stessi avevano già riconsegnato, da tempo, le carte all’istituto di credito. Secondo il Tribunale, in particolare, “è altrettanto pacifico che i ricorrenti provvedevano alla restituzione di tutte le carte in loro possesso alla Banca in data 6 aprile 2018. Ciò nonostante, in data 5 agosto 2018 veniva intimata ai ricorrenti la revoca degli strumenti di pagamento in questione, alla quale conseguiva, il giorno successivo, la segnalazione alla CAI. Si deve dunque ritenere che la revoca degli strumenti di pagamento sia stata intimata in assenza dei presupposti di legge ed appare dunque illegittima, in quanto gli stessi erano già stati restituiti e, dunque, non potevano più essere utilizzati, dovendosi ritenere già concluso il relativo rapporto“. Quanto al profilo del periculum, il Tribunale affermava quanto segue: “Sussiste altresì il periculum in mora segnalato dal XX. La segnalazione comporta un pregiudizio imminente ed irreparabile per il ricorrente, consistente nella difficoltà di accedere a nuove linee di credito, che è provata dal rifiuto della richiesta di concessione di fideiussione bancaria da parte del YY a causa dell’illegittima segnalazione, a cui si aggiunge il rischio di revoca degli affidamenti già accordati. Detto pregiudizio è irreparabile per un soggetto, come il XX, che ha necessità di far ricorso al credito per la propria attività di impresa e del tutto irrilevante è il tempo trascorso dalla segnalazione ad oggi, considerato che il pregiudizio si è palesato, per il medesimo, con il rifiuto della concessione della fideiussione nell’aprile 2019“. • .

Questa è una delle tante sentenze che confermano la maggioranza delle iscrizioni cai assegni e carte di credito illegittim e possiamo aiutarvi a cancellare le segnalazioni cai assegni o carte di credito in brevissimo tempo.

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LUCA PACINI


Cos’è la CAI ( Centrale d’Allarme Interbancaria) e quali dati raccoglie? Come funziona il procedimento di protesto e segnalazione cai?
e soprattutto come procedere per la cancellazione iscrizione cai ?

La Centrale d’Allarme Interbancaria è l’archivio informatico che raccoglie i dati di assegni non pagati o delle carte di credito irregolari (CARTER) cioè utilizzate in maniera non regolare e anche protestatioppure oggetto di furto smarrimento.

La CAI viene aggiornata e consultata da Banche, Uffici Postali e finanziarie ed operatori del credito in generale

In tale archivio sono raccolte:

– Le generalità (dati anagrafici, codice fiscale, domicilio) dei soggettiche emettono assegni non coperti art. 2 da fondi o privi di autorizzazione art. 1 il caso più grave poichè interviene anche le gravi sanzioni della legge 386/90 (La Prefettura segnala da 2 a 5 anni)

– Gli estremi identificativi (coordinate, numero di assegno, importo) degli assegniemessi privi di provvista e/o senza autorizzazione;

– La generalità dei soggetti anche come titolari di impresaa cui è stata revocata l’autorizzazione all’emissione di carte di credito o di debito (bancomat) perché, ad esempio, hanno utilizzato importi che superano il fido concesso;

– I dati delle carte di pagamento (emittente, numero, scadenza) che non sono utilizzate poiché revocate nell’utilizzo e quindi segnalati nel circuito CAI CARTER per almeno 24 mesi con la conseguente revoca di qualsiasi carta posseduta o fido di conto;

– Le eventuali sanzioni amministrative applicate in caso di emissione di assegni senza autorizzazione e/o fondi a copertura (ASA) (ASP) (CAPRI);

Protesto: procedimento

Nel caso di un assegno privo di fondi, viene normalmente attiva la procedura di protesto. Il debitore che ha emesso l’assegno viene avvisato dell’inizio di tale procedura con una raccomandata con ricevuta di ritorno o con un telegramma entro 10 giorni dalla presentazione all’incasso dell’assegno.

Dopo questo avviso, il soggetto ha un cosiddetto “periodo di preavviso” di 60 giorni per poter pagare senza essere iscritto al CAI (tale beneficio del termine viene concesso solo qualora il soggetto non sia già stato protestato). In realtà non sono 60 precisi ma 60+7 o 60+15 se fuori piazza.

Se l’assegno protestato viene pagato regolarmente, occorre dimostrare il pagamento all’ufficiale giudiziale che ha elevato il protesto entro i 60 giorni successivi per evitare di incorrere in sanzioni amministrative.

Qualora il debitore invece non paghi entro i 60 giorni, sarà inserito nel circuito C.A.I .e vi rimane iscritto per 6 mesi, anche se successivamente dovesse provvedere a pagare l’assegno regolarmente. Ma come già detto esiste poi la più grave delle segnalazioni, quella della Prefettura ossia da 2 a 5 anni che viene irrogata dopo circa un ulteriore anno dalla decadenza del primo blocco cai (e nessuno te lo dice, vedasi legge 386/90)

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In tal caso, il soggetto viene segnalato al Prefetto di competenza che notifica al debitore protestato il procedimento amministrativo in corso, entro  90 giorni dalla segnalazione, e gli concede 30 giorni per porre delle osservazioni a sua difesa. Eventualmente, al termine del procedimento, il Prefetto irroga una sanzione economica. Tale sanzione varia in proporzione all’importo dell’assegno. Insieme ad essa viene emesso il divieto di emettere assegni per un periodo variabile da 2 a 5 anni.

Entro e non oltre i 5 anni successivi [, viene emessa l’ingiunzione di pagamento (con cui viene chiesto il pagamento della sanzione). Contro l’ingiunzione si può fare opposizione entro 30 giorni dalla sua notifica. In caso di mancato accoglimento dell’opposizione, entro i successivi 5 anni verrà notificata una cartella esattoriale, a meno che non si sia già spontaneamente provveduto a pagare la sanzione.

La cancellazione del protesto può essere ottenuta, anche se si è pagato regolarmente, solo dopo 1 anno dal protesto, senza che ci siano stati nuovi protesti. È necessario rivolgersi al tribunale e successivamente alla camera di commercio.

Anche se non viene attivata la procedura di protesto, in caso di assegni impagati, il soggetto è comunque iscritto al CAI su segnalazione diretta della Banca o dell’ufficio postale.

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Consultazione della CAI

Chiunque sia interessato personalmente a controllare la presenza dei propri dati presso la CAI, può chiederne la consultazione; lo può fare tramite le filiali della Banca (d’Italia ed in tal caso la consultazione è gratuita) oppure mediante apposite agenzie,dietro pagamento del relativo servizio e comunque con la compilazione di un apposito modulo.

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Cancellazione iscrizione segnalazione CAI e carter carte di credito

In caso di assegni irregolari impagati,la segnalazione alla CAI viene automaticamente cancellata dopo 6 mesi dalla sanzione di revoca dell’emissione di assegni fermo restando quanto già detto per la Prefettura – mentre per le carte di credito permane per 24 mesi se non interviene una rettifica prima ad es. richiesta da un professionista per illegittima segnalazione.

In tutti gli altri casi per la “cancellazione iscrizione segnalazione cai “non vi sono dei termini prestabiliti ed occorre chiedere la cancellazione mediante un’apposita messa in mora, motivandone l’errata, illecita o illegittima segnalazione e rivolgendosi direttamente all’ente segnalante MA… si consiglia vivamente di farlo solo tramite un esperto del credito o tributarista specializzato in diritto bancario.

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cosa succede se non paghi la rata di mutuo

Pubblicato il 17 maggio 2018

Cosa accade nel caso in cui il debitore non paghi una o più rate del mutuo? Cosa può fare la banca per riprendersi i soldi?

L’impossibilità di procedere al rimborso della rate del mutuo è un fenomeno tutt’altro che raro. Poniamo il caso di una persona che abbia contratto un mutuo per l’acquisto della propria abitazione: nel momento in cui ha contratto il debito aveva un lavoro e dunque un reddito che gli consentiva mensilmente di far fronte al pagamento delle rate. Trascorso qualche anno e pagate regolarmente le rate del mutuo, lo sfortunato debitore si ritrova senza lavoro e, dunque, senza i soldi per far fronte al regolare pagamento. Che accade in questi casi?

In primo luogo è bene sapere che a seguito del mancato pagamento del mutuo ed a seguito di solleciti bonari, la banca si può attivare attraverso procedure esecutive per il recupero del proprio credito, pertanto se è in possesso di una garanzia reale (l’ipoteca) attiverà una procedura di espropriazione immobiliarepignorando il bene oggetto di ipoteca e mettendolo all’asta. Al contrario, nel caso in cui si era fatta rilasciare una garanzia personale (la fideiussione), la banca può procedere a soddisfarsi su qualunque bene del garante e dunque su stipendio, pensione, conto corrente, beni mobili o beni immobili (anche intestati per quota).

La banca, infatti, nel caso in cui non riceva riscontri ai solleciti bonari da parte del debitore che non procede al pagamento di una o più rate del mutuo, provvederà a classificare la posizione come “a sofferenza” e  dell’insolvenza verrà interessato l’ufficio legale per il recupero.

Il primo fenomeno giuridicamente rilevante in caso di insolvenza è la risoluzione del contratto. Vediamo di cosa si tratta.

Cos’è la risoluzione del contratto di mutuo?

Il primo effetto dell’inadempimento del contratto di mutuo per una o più rate è la risoluzione del contratto, ossia lo scioglimento del vincolo contrattuale che lega la banca al cliente. La risoluzione ha un effetto giuridico dirompente: a seguito della risoluzione del contratto, infatti, la banca ha il diritto di chiedere al mutuatario la restituzione immediata dell’intero nonostante l’accordo originario prevedesse la restituzione in rate. La strada dello scioglimento del contratto viene percorsa solo quando non ci sono più ragioni per ritenere che il debitore pagherà più il proprio debito, sicché è più conveniente procedere subito al pignoramento per l’intero importo prestato.

Nel momento in cui la banca decide di avvalersi della clausola contrattuale che le consente di risolvere automaticamente il contratto in caso di mancato o ritardato pagamento di una o più rate, il mutuatario è obbligato a restituire subito l’intera somma ricevuta, corrispondendo, oltre l’importo delle rate già scadute, la quota di capitale residua, con gli interessi di mora al tasso convenzionale sull’intera somma dovuta, ma non anche gli interessi conglobati nelle rate a scadere.

Si tratta, però, di una opzone che le stesse banche attuano come soluzione estrema, essendo ben consapevoli che è più facile rientrare nel proprio credito facendo pagare al debitore poco per volta che non tutto in un’unica soluzione. Tanto ciò è vero che sovente le banche preferiscono accordarsi con il debitore e concordare il cosiddetto saldo e stralcio. In caso di esposizioni debitorie, infatti, il saldo e stralcio si rivela uno strumento efficace che permette di chiudere un debito con una somma inferiore rispetto all’importo originario. Esso consiste in una transazione attraverso la quale le parti interessate risolvono in via bonaria il rientro del debito in modo da ottenere da una parte, una riduzione delle somme residue che il debitore deve corrispondere alla banca (o ad altro creditore) e dall’altra, la soddisfazione più rapida delle ragioni del creditore. Per maggiori dettagli leggi Saldo e stralcio: cos’è e quali effetti produce?.

Mutuo non pagato: cosa sono le segnalazioni?

Tra le altre conseguenze negative del mancato rimborso della rate del mutuo vi sono le segnalazioni che, possono essere di due tipi:

  • segnalazione alla Crif ;
  • segnalazione Centrale Rischi della banca d’Italia che deve essere fondata su rischi concreti di assenza di liquidità non solo contingenti.

Per approfondimenti sul punto leggi Segnalazione Centrale Rischi: come difendersi.

Interessi di mora e anatocismo: come funzionano?

Il ritardo nel pagamento delle rate del mutuo può avere anche altre conseguenze per il debitore. Infatti, la nuova legge sull’anatocismo bancariostabilisce che la banca può chiedere gli interessi sugli interessi non corrisposti una sola volta all’anno sempre che si tratti di interessi moratori. In buona sostanza, se gli interessi sul capitale non possono mai produrre altri interessi, quando invece il debitore è in mora perché non ha pagato la rata, gli interessi su tale rata (detti «interessi moratori») dopo 12 mesi producono a loro volta altri interessi così aumentando le somme.

Mutuo non pagato: pignoramento ed esecuzione

Come noto il contratto di mutuo bancario viene concluso alla presenza di un notaio. In tal caso esso ha valore di titolo esecutivo: ha cioè la stessa forza di una sentenza o un decreto ingiuntivo esecutivo e consente alla banca di procedere direttamente al pignoramento. L’istituto di credito deve soltanto farlo precedere da un atto di precetto, ossia dall’intimazione al debitore di adempiere nei 10 giorni di tempo.

Alla scadenza dei 10 giorni la banca può avviare il pignoramento dei beni del debitore. Il precetto scade dopo 90 giorni dalla sua notifica al debitore e, in tal caso, la banca che voglia avviare l’esecuzione forzata deve notificarne uno nuovo.

Se invece il mutuo non è contenuto in un atto pubblico notarile, per avviare il pignoramento è necessario ottenere un titolo esecutivo, quale può essere il decreto ingiuntivo. Questo viene notificato al debitore, il quale ha 40 giorni di tempo per decidere se pagare o se fare opposizione. Con l’opposizione si avvia una vera e propria causa per contestare l’entità o l’esistenza del debito. Attualmente le contestazioni più frequenti per cercare di arginare le pretese delle banche riguardano la verifica dell’anatocismo o degli interessi usurari.

Mutuo non pagato: la garanzia ipotecaria

Se la banca ha concesso il mutuo previa iscrizione ipotecaria sull’immobile del debitore o di un terzo – detto terzo datore di ipoteca – può avviare l’esecuzione direttamente sulla casa o sul terreno ipotecato, così potendo soddisfare, in via privilegiata rispetto agli altri creditori, il proprio credito relativo alle rate scadute, agli interessi moratori maturati e alle spese sostenute con il ricavato della vendita.

Mutuo troppo alto: come ridurlo?

Se il mutuo è diventato troppo alto in relazione alla mutata situazione economica, è il caso di verificare possibili strade per cercare di ridurlo. Difatti, in determinati casi è possibile sospendere il pagamento del mutuo, come abbiamo diffusamente spiegato in Mutuo troppo alto: come risparmiare. Non sono pochi, infatti, coloro che dopo aver acceso un mutuo per l’acquisto della prima casa si trovino, poi, nelle condizioni di non riuscire a farvi fronte.

Un’alternativa altrettanto valida potrebbe essere la surroga o ancora la rinegoziazione del mutuo, per le cui caratteristiche rimandiamo a Surroga,rinegoziazione, sostituzione: quali differenze  o Come rinegoziare il mutuo con la propria banca.

Mutuo: come sospendere il pagamento delle rate

Non sono pochi coloro che dopo aver acceso un mutuo per l’acquisto della prima casa si trovino, poi, nelle condizioni di non riuscire a farvi fronte. Chi possiede una casa e sta pagando le rate non di rado si domanda se ci sia un modo per chiedere ed ottenere la sospensione del pagamento del mutuo in caso di gravi difficoltà economiche.

Infatti, per far fronte alle difficoltà economiche di chi non riesce a pagare le rate del proprio mutuo, la legge [1] ha previsto l’istituzione del c.d. Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa [2]. Il Fondo consente a chi versi in difficoltà economica di richiedere alla banca la sospensione del pagamento dell’intera rata del mutuo fino ad un massimo di due volte, per complessivi 18 mesi. La sospensione del mutuo consente, dunque, di “congelare” temporaneamente il pagamento delle rate ed ha l’effetto di prorogare la durata del contratto e delle garanzie per un periodo uguale alla durata della sospensione. Al termine della stessa, il pagamento delle rate riprende secondo gli importi e con la periodicità originariamente prevista dal contratto (salvo l’eventuale rinegoziazione del mutuo tra le parti).

note

[1] L. n. 244 del 24.12.2007.

[2] L’operatività del Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa, di cui all’art. 2 comma 475 e ss. della l. n. 244 del 2007 (cit.) è stata avviata il 27.04.2013.