“rating bancario” per le imprese come farlo crescere

A cura di Luca Pacini, rating advisor (consulente di rating bancario) ed esperto del credito

Vuoi richiedere un prestito o un finanziamento per un progetto innovativo? Sei una piccola, media o grande azienda? Non importa.

Quello che conta è il rating bancario per le imprese ovvero il tuo codice di affidabilità, un rating positivo stilato in base alla tua capacità di solvibilità, cioè in che modi e in che tempi sei in grado di restituire la cifra ricevuta. Sono diversi i fattori che fanno oscillare tale giudizio a rialzo o ribasso; e vedremo pian piano di seguito quali sono i principali e più significativi. Tuttavia esistono diversi tipi di rating, che andremo a conoscere più da vicino. In generale, possiamo anticipare che le costanti che incidono ed impattano sull’emissione di un rating positivo o negativo sono di tre tipi per lo più : dati e informazioni di tipo quantitativo, qualitativo e andamentale.

Un rating bancario , infatti, può essere interno oppure esterno. Il primo è elaborato dalle banche stesse internamente; il secondo, invece, da agenzie specializzate esterne. Poi anche i rating interni possono differire da banca a banca, poichè ognuno ne adotta di diversi che personalizza. Inoltre, il rating bancario si differenzia dallo score proprio per l’attualizzazione e contestualizzazione della situazione dell’impresa, del suo stato di salute, anche guardando al futuro e alle previsioni in prospettiva, sia progettuali che finanziarie, mentre l’altro ne offre più una panoramica storica. Lo score, infatti, attribuisce un punteggio, basandosi su informazioni storiche dell’azienda, come i suoi bilanci, con un’analisi quantitativa e automatica. Invece il rating bancario considera anche business plan, contratti appena siglati, gli elenchi dei fornitori e dei clienti, il piano di finanziamento in corso e quello stipulato dalla Centrale dei rischi.

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rating bancario

Perchè è importante ottenere un buon rating finanziario o rating bancario?

Prima di passare a vedere meglio quali sono le varie classi di merito e quali le varie componenti delle tre costanti qualificative ,quantitative e andamentali, è bene fare due precisazioni. Avere, ottenere un buon rating bancario è positivo anche nel caso di strumenti diversi dal finanziamento bancario, ma – ad esempio – di finanza alternativa.

Infatti, si possono trovare finanziatori, partner in rete, anche all’estero, con altri strumenti oltre a quello del credito e prestito di una banca. Pensiamo a tutte le tipologie di crowdfunding, ossia di raccolta fondi a sostegno di un progetto presentato.

Infine c’è il caso dei mini-bond o cambiali. Questo apre lo spazio ad un’altra puntualizzazione, ossia che, nel caso dei mini-bond, ad esempio, il rating non è obbligatorio, ma è un dato utile e positivo qualora venga presentato e sia buono; infatti i mini-bond, cosi come le cambiali finanziarie, non sono oggetto di rilevazione e controllo e gestione da parte della Centrale dei rischi. Inoltre può esservi la circostanza in cui venga emesso un rating anche se non richiesto dall’azienda stessa : ovvero stiamo parlando de cosiddetto rating unsolicited.

Quali sono le classi di merito del rating per le imprese?

Prima di passare a vedere quali sono le classi di rating per le imprese è bene puntualizzare altre due cose. Innanzitutto che il rating è calcolato su un arco di tempo di 12 mesi, quindi in un anno; poi dobbiamo considerare pro e contro, vantaggi e svantaggi per le imprese. Per quest’ultime avere un buon rating ( o merito creditizio) significa avere condizioni più convenienti e vantaggiose di finanziamento, come tassi di interesse inferiori; per le banche, viceversa, c’è il cosiddetto rischio di credito o di insolvenza, in quanto devono accantonare del capitale per coprire il finanziamento erogato e lo ‘scoperto’ lasciato fino alla sua completa e totale restituzione. Infatti la normativa di riferimento, ovvero i cosiddetti accordi di Basilea che avevano iniziato a dare preponderanza a tale rischio per le banche, avevano come pilastro fondamentale prorpio la solidità ed efficienza del sistema bancario.

Vediamo ora quali sono le classi di merito che si possono andare a costituire :

  • AAA : è il valore di rating più alto, l’impresa a cui si dà credito ha un’estrema capacità di resituzione del finanziamento e degli interessi relativi;
  • AA : l’azienda debitrice ha un capacità molto alta di coprire la cifra del prestito e degli interessi; anche eventuali eventi imponderabili non potrebbero far diminuire tale capacità;
  • A : l’impresa a cui è andato il finanziamento ha una forte capacità di restituirlo, anche se potrebbe risultare sensibile ad eventuali episodi imprevisti ed avversi;
  • BBB : sufficiente capacità di restituire il capitale prestato da parte dell’azienda, capacità che però potrebbe essere compromessa da situazioni economiche particolarmente critiche;
  • BB : l’impresa, soprattutto nel breve periodo, riesce ad adempiere agli impegni presi, ma in casi di complicazioni economiche tale sicurezza e tranquillità potrebbero venire meno;
  • B : si tratta di imprese particolarmente vulnerabili, soprattutto per quanto riguarda il futuro, il lungo termine e casi straordinari; al momento presente, però, resiste in una condizione di stabilità;
  • CCC : tali tipi di aziende sono molto vulnerabili e il rischio insolvenza è concreto e potrebbe subentrare in situazioni economiche critiche forti;
  • CC : al presente, l’impresa in questione è assolutamente vulnerabile;
  • C : nei confronti dell’azienda è stata presentata un’istanza di fallimento, anche se tutti i pagamenti sono stati effettuati ;
  • RD : rischio di default, l’impresa non ha rispettato alcuni pagamenti e potrebbe andare verso il fallimento, nonostante rispetti le obbligazioni;
  • D : l’impresa è insolvente a tutti gli effetti, non ha possibilità alcuna di rimborso e pertanto è in condizione di default o fallimento.

Aspetti qualificativi, quantitativi, andamentali

Abbiamo detto, sin dall’inizio, che uno dei fattori che impatta più positivamente sul rating bancario, sono tutti gli aspetti qualitativi. Che cosa si intende con essi?

Semplificando, la tipologia di impresa, se è a condizione familiare o meno, se è una srl o una spa, se sta attraversando un periodo particolare di ristrutturazione, riorganizzazione, o di qualsiasi cambiamento organizzativo o gestionale; il mercato in cui opera, il suo piano di pianificazione dell’attività e di controllo economico finanziario, oltre che fiscale; quindi anche un suo eventuale business plan al riguardo è incluso negli elementi qualitativi che contribuiscono ad avere un migliore o peggiore rating bancario.

Tra quelli quantitativi sicuramente è incluso il bilancio e i relativi dati di entrate ed uscite, costi e ricavi, introiti e guadagni da un lato e spese e perdite dall’altro. Quindi, a tale proposito, incidono indicatori quali : l’indice di capitalizzazione di un’impresa, che può avere necessità di aumentare capitale anche autofinanziandosi; l’ammontare e l’entità degli interessi bancari, che di solito si attestano intorno al 4 % quando un’impresa è molto indebitata. E, a tale proposito, arriva un primo consiglio : meglio negoziare con la banca i tassi di interesse prima di indebitarsi; poi il rapporto e l’equilibrio tra gli eventuali debiti a breve termine e quelli di medio-lungo periodo; l’ammontare di rimanenze e crediti commerciali.

Infine, per ciò che concerne gli aspetti andamentali, ossia di andamento dell’attività dell’impresa, non possono non comparire all’interno di questa voce elementi quali : il movimento dei conti, dei pagamenti effettuati ( per la merce, dei dipendenti etc), di eventuali insoluti e prestiti precedenti, di eventuali scoperti segnalazioni alla Centrale dei rischi.

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rating bancario

Cosa può fare e cosa no l’impresa per avere un rating bancario positivo?

In situazioni prolematiche, che cosa può e deva fare nel concreto un’azienda per essere solvibile e mantenere un livello di rating dignitoso e buono?

Proviamo a dare qualche semplice, ma utile, consiglio pratico.

Innanzitutto, cercare di usare i fidi bancari secondo gli accordi presi, nei tempi e nelle modalità previste. Cosi come occorre sempre resitutire le rate dei prestiti e mutui. Per i fidi, come per le rate dei mutui o dei prestiti, è sempre meglio dialogare e parlare con la banca, cercando di rinegoziare e spostare la data di rimborso e restituzione., piuttosto che evitare di pagarla.

Poi non abusare dello strumento dello “scoperto di conto” che non viene mai valutato positivamente, anzi negativamente se in eccesso. Cosi come è sempre meglio evitare, finchè e laddove possibile, di ricorrere agli scoperti e sconfinamenti perchè finiscono nelle segnalazioni della Centrale dei rischi e, se tali sconfinamenti e scoperti superano i 90 giorni, si dichiara il rischio.Per un imprenditore o consumatore modermno quindi diventa indispensabile se no consoce le normative bancarie di riferimento AFFIDARSI all’esperienza di professionisti del settore che garantiscano il raggiungimento degli obiettivi finanziari con gli strumenti che conosce.Qualsiasi informazione al riguardo contatta la Broker Associati & partners di Milano, forti della loro preparazione ed esperienza ventennale sul rating bancario e finanza di impresa con i risultati che potete trovare facilmente in rete.

Cancellazione CAI Carter – Cancellazione cai assegni e carte di credito – Nuovo provvedimento ottenuto Ordinanza del Tribunale di Genova del 29 giugno 2019 Cancellazione CAI Carter – Nuovo provvedimento ottenuto avanti il Tribunale di Genova. Con Ordinanza del 29 giugno 2019 (Consulta il provvedimento) il Tribunale ha disposto la cancellazione del nominativo di uno dei due ricorrenti dall’archivio CAI Carter (Carte di credito). Nel caso di specie la Banca aveva provveduto alla comunicazione di revoca dell’utilizzo delle carte di credito dopo che i ricorrenti stessi avevano già riconsegnato, da tempo, le carte all’istituto di credito. Secondo il Tribunale, in particolare, “è altrettanto pacifico che i ricorrenti provvedevano alla restituzione di tutte le carte in loro possesso alla Banca in data 6 aprile 2018. Ciò nonostante, in data 5 agosto 2018 veniva intimata ai ricorrenti la revoca degli strumenti di pagamento in questione, alla quale conseguiva, il giorno successivo, la segnalazione alla CAI. Si deve dunque ritenere che la revoca degli strumenti di pagamento sia stata intimata in assenza dei presupposti di legge ed appare dunque illegittima, in quanto gli stessi erano già stati restituiti e, dunque, non potevano più essere utilizzati, dovendosi ritenere già concluso il relativo rapporto“. Quanto al profilo del periculum, il Tribunale affermava quanto segue: “Sussiste altresì il periculum in mora segnalato dal XX. La segnalazione comporta un pregiudizio imminente ed irreparabile per il ricorrente, consistente nella difficoltà di accedere a nuove linee di credito, che è provata dal rifiuto della richiesta di concessione di fideiussione bancaria da parte del YY a causa dell’illegittima segnalazione, a cui si aggiunge il rischio di revoca degli affidamenti già accordati. Detto pregiudizio è irreparabile per un soggetto, come il XX, che ha necessità di far ricorso al credito per la propria attività di impresa e del tutto irrilevante è il tempo trascorso dalla segnalazione ad oggi, considerato che il pregiudizio si è palesato, per il medesimo, con il rifiuto della concessione della fideiussione nell’aprile 2019“. • .

Questa è una delle tante sentenze che confermano la maggioranza delle iscrizioni cai assegni e carte di credito illegittim e possiamo aiutarvi a cancellare le segnalazioni cai assegni o carte di credito in brevissimo tempo.

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LUCA PACINI


Cos’è la CAI ( Centrale d’Allarme Interbancaria) e quali dati raccoglie? Come funziona il procedimento di protesto e segnalazione cai?

La Centrale d’Allarme Interbancaria è l’archivio informatico che raccoglie i dati di assegni non pagati o delle carte di credito irregolari (CARTER) cioè utilizzate in maniera non regolare e anche protestatioppure oggetto di furto smarrimento.

La CAI vieneaggiornata e consultata da Banche, Uffici Postali e finanziarie ed operatori del credito in generale

In tale archivio sono raccolte:

– Le generalità (dati anagrafici, codice fiscale, domicilio) dei soggettiche emettono assegni non coperti art. 2 da fondi o privi di autorizzazione art. 1 il caso più grave poichè interviene anche le gravi sanzioni della legge 386/90 (La Prefettura segnala da 2 a 5 anni)

– Gli estremi identificativi (coordinate, numero di assegno, importo) degli assegniemessi privi di provvista e/o senza autorizzazione;

– La generalità dei soggetti anche come titolari di impresaa cui è stata revocata l’autorizzazione all’emissione di carte di credito o di debito (bancomat) perché, ad esempio, hanno utilizzato importi che superano il fido concesso;

– I dati delle carte di pagamento (emittente, numero, scadenza) che non sono utilizzate poiché revocate nell’utilizzo e quindi segnalati nel circuito CARTER per almeno 24 mesi con la conseguente revoca di qualsiasi carta posseduta o fido di conto;

– Le eventuali sanzioni amministrative applicate in caso di emissione di assegni senza autorizzazione e/o fondi a copertura (ASA) (ASP) (CAPRI);

Protesto: procedimento

Nel caso di un assegno privo di fondi, viene normalmente attiva la procedura di protesto. Il debitore che ha emesso l’assegno viene avvisato dell’inizio di tale procedura con una raccomandata con ricevuta di ritorno o con un telegramma entro 10 giorni dalla presentazione all’incasso dell’assegno.

Dopo questo avviso, il soggetto ha un cosiddetto “periodo di preavviso” di 60 giorni per poter pagare senza essere iscritto al CAI (tale beneficio del termine viene concesso solo qualora il soggetto non sia già stato protestato). In realtà non sono 60 precisi ma 60+7 o 60+15 se fuori piazza.

Se l’assegno protestato viene pagato regolarmente, occorre dimostrare il pagamento all’ufficiale giudiziale che ha elevato il protesto entro i 60 giorni successivi per evitare di incorrere in sanzioni amministrative.

Qualora il debitore invece non paghi entro i 60 giorni, sarà inserito nel CAI e vi rimane iscritto per 6 mesi, anche se successivamente dovesse provvedere a pagare l’assegno regolarmente. Ma come già detto esiste poi la più grave delle segnalazioni, quella della Prefettura ossia da 2 a 5 anni che viene irrogata dopo circa un ulteriore anno dalla decadenza del primo blocco cai (e nessuno te lo dice, vedasi legge 386/90)

In tal caso, il soggetto viene segnalato al Prefetto di competenza che notifica al debitore protestato il procedimento amministrativo in corso, entro  90 giorni dalla segnalazione, e gli concede 30 giorni per porre delle osservazioni a sua difesa. Eventualmente, al termine del procedimento, il Prefetto irroga una sanzione economica. Tale sanzione varia in proporzione all’importo dell’assegno. Insieme ad essa viene emesso il divieto di emettere assegni per un periodo variabile da 2 a 5 anni.

Entro e non oltre i 5 anni successivi [, viene emessa l’ingiunzione di pagamento (con cui viene chiesto il pagamento della sanzione). Contro l’ingiunzione si può fare opposizione entro 30 giorni dalla sua notifica. In caso di mancato accoglimento dell’opposizione, entro i successivi 5 anni verrà notificata una cartella esattoriale, a meno che non si sia già spontaneamente provveduto a pagare la sanzione.

La cancellazione del protesto può essere ottenuta, anche se si è pagato regolarmente, solo dopo 1 anno dal protesto, senza che ci siano stati nuovi protesti. È necessario rivolgersi al tribunale e successivamente alla camera di commercio.

Anche se non viene attivata la procedura di protesto, in caso di assegni impagati, il soggetto è comunque iscritto al CAI su segnalazione diretta della Banca o dell’ufficio postale.

Consultazione della CAI

Chiunque sia interessato personalmente a controllare la presenza dei propri dati presso la CAI, può chiederne la consultazione; lo può fare tramite le filiali della Banca (d’Italia ed in tal caso la consultazione è gratuita) oppure mediante apposite agenzie,dietro pagamento del relativo servizio e comunque con la compilazione di un apposito modulo.

Cancellazione dalla CAI

In caso di assegni irregolari impagati,la segnalazione alla CAI viene automaticamente cancellata dopo 6 mesi dalla sanzione di revoca dell’emissione di assegni fermo restando quanto già detto per la Prefettura-

In tutti gli altri casi non vi sono dei termini prestabiliti ed occorre chiedere la cancellazione mediante un’apposita messa in mora, motivandone l’errata, illecita o illegittima segnalazione e rivolgendosi direttamente all’ente segnalante MA… si consiglia vivamente di farlo solo tramite un esperto del credito o tributarista specializzato in diritto bancario.

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Info allo 0287167176

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LUCA PACINI


Cos’è la CAI ( Centrale d’Allarme Interbancaria) e quali dati raccoglie? Come funziona il procedimento di protesto e segnalazione cai?
e soprattutto come procedere per la cancellazione iscrizione cai ?

La Centrale d’Allarme Interbancaria è l’archivio informatico che raccoglie i dati di assegni non pagati o delle carte di credito irregolari (CARTER) cioè utilizzate in maniera non regolare e anche protestatioppure oggetto di furto smarrimento.

La CAI viene aggiornata e consultata da Banche, Uffici Postali e finanziarie ed operatori del credito in generale

In tale archivio sono raccolte:

– Le generalità (dati anagrafici, codice fiscale, domicilio) dei soggettiche emettono assegni non coperti art. 2 da fondi o privi di autorizzazione art. 1 il caso più grave poichè interviene anche le gravi sanzioni della legge 386/90 (La Prefettura segnala da 2 a 5 anni)

– Gli estremi identificativi (coordinate, numero di assegno, importo) degli assegniemessi privi di provvista e/o senza autorizzazione;

– La generalità dei soggetti anche come titolari di impresaa cui è stata revocata l’autorizzazione all’emissione di carte di credito o di debito (bancomat) perché, ad esempio, hanno utilizzato importi che superano il fido concesso;

– I dati delle carte di pagamento (emittente, numero, scadenza) che non sono utilizzate poiché revocate nell’utilizzo e quindi segnalati nel circuito CAI CARTER per almeno 24 mesi con la conseguente revoca di qualsiasi carta posseduta o fido di conto;

– Le eventuali sanzioni amministrative applicate in caso di emissione di assegni senza autorizzazione e/o fondi a copertura (ASA) (ASP) (CAPRI);

Protesto: procedimento

Nel caso di un assegno privo di fondi, viene normalmente attiva la procedura di protesto. Il debitore che ha emesso l’assegno viene avvisato dell’inizio di tale procedura con una raccomandata con ricevuta di ritorno o con un telegramma entro 10 giorni dalla presentazione all’incasso dell’assegno.

Dopo questo avviso, il soggetto ha un cosiddetto “periodo di preavviso” di 60 giorni per poter pagare senza essere iscritto al CAI (tale beneficio del termine viene concesso solo qualora il soggetto non sia già stato protestato). In realtà non sono 60 precisi ma 60+7 o 60+15 se fuori piazza.

Se l’assegno protestato viene pagato regolarmente, occorre dimostrare il pagamento all’ufficiale giudiziale che ha elevato il protesto entro i 60 giorni successivi per evitare di incorrere in sanzioni amministrative.

Qualora il debitore invece non paghi entro i 60 giorni, sarà inserito nel circuito C.A.I .e vi rimane iscritto per 6 mesi, anche se successivamente dovesse provvedere a pagare l’assegno regolarmente. Ma come già detto esiste poi la più grave delle segnalazioni, quella della Prefettura ossia da 2 a 5 anni che viene irrogata dopo circa un ulteriore anno dalla decadenza del primo blocco cai (e nessuno te lo dice, vedasi legge 386/90)

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In tal caso, il soggetto viene segnalato al Prefetto di competenza che notifica al debitore protestato il procedimento amministrativo in corso, entro  90 giorni dalla segnalazione, e gli concede 30 giorni per porre delle osservazioni a sua difesa. Eventualmente, al termine del procedimento, il Prefetto irroga una sanzione economica. Tale sanzione varia in proporzione all’importo dell’assegno. Insieme ad essa viene emesso il divieto di emettere assegni per un periodo variabile da 2 a 5 anni.

Entro e non oltre i 5 anni successivi [, viene emessa l’ingiunzione di pagamento (con cui viene chiesto il pagamento della sanzione). Contro l’ingiunzione si può fare opposizione entro 30 giorni dalla sua notifica. In caso di mancato accoglimento dell’opposizione, entro i successivi 5 anni verrà notificata una cartella esattoriale, a meno che non si sia già spontaneamente provveduto a pagare la sanzione.

La cancellazione del protesto può essere ottenuta, anche se si è pagato regolarmente, solo dopo 1 anno dal protesto, senza che ci siano stati nuovi protesti. È necessario rivolgersi al tribunale e successivamente alla camera di commercio.

Anche se non viene attivata la procedura di protesto, in caso di assegni impagati, il soggetto è comunque iscritto al CAI su segnalazione diretta della Banca o dell’ufficio postale.

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Consultazione della CAI

Chiunque sia interessato personalmente a controllare la presenza dei propri dati presso la CAI, può chiederne la consultazione; lo può fare tramite le filiali della Banca (d’Italia ed in tal caso la consultazione è gratuita) oppure mediante apposite agenzie,dietro pagamento del relativo servizio e comunque con la compilazione di un apposito modulo.

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Cancellazione iscrizione segnalazione CAI e carter carte di credito

In caso di assegni irregolari impagati,la segnalazione alla CAI viene automaticamente cancellata dopo 6 mesi dalla sanzione di revoca dell’emissione di assegni fermo restando quanto già detto per la Prefettura – mentre per le carte di credito permane per 24 mesi se non interviene una rettifica prima ad es. richiesta da un professionista per illegittima segnalazione.

In tutti gli altri casi per la “cancellazione iscrizione segnalazione cai “non vi sono dei termini prestabiliti ed occorre chiedere la cancellazione mediante un’apposita messa in mora, motivandone l’errata, illecita o illegittima segnalazione e rivolgendosi direttamente all’ente segnalante MA… si consiglia vivamente di farlo solo tramite un esperto del credito o tributarista specializzato in diritto bancario.

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riabilitazione creditizia, come averla

Riabilitazione Creditizia, cos è  e come averla!

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Quanto tempo ci vuole per ottenere la riabilitazione creditizia?

Non hai pagato una rata del mutuo, oppure l’hai pagata in ritardo? Hai troppi debiti e non riesci a far fronte a tutti? In passato hai saltato una rata di una carta revolving?

Qualsiasi sia la tua situazione, la risposta è sempre la stessa: sei un cattivo pagatore e, per le banche e le finanziarie, non sei affidabile privato o azienda che sia e quindi non ti concedono altri crediti.

L’unica soluzione è chiedere la riabilitazione creditizia o il proprio rating in centrale rischi, crif o altre banche dati simili per poter tornare ad essere “pulito” e solvibile agli occhi di chi deve decidere se finanziarti o meno.
 
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Sicuramente se hai navigato un po’ in internet, saprai che puoi fare da solo la richiesta di cancellazione dei dati, ma non è una procedura così semplice ed immediata e nemmeno di sicuro successo.
 
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La tempistica è una faccenda importante!

Se ti sei rivolto ad una banca o finanziaria per chiedere un prestito e ti è stato respinto a causa della segnalazione è ovvio che tu abbia necessità di liquidità, e che non puoi certamente aspettare tempi lunghi.
Affrontare da solo questa situazione ti poterebbe ad allungare i tempi e a rischiare di non ottenere mai i soldi di cui hai bisogno.

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Forse tu conosci solo la Centrale Rischi della Banca d’Italia, e non sai che esistono altri istituti privati che raccolgono i tuoi dati a cui fare richiesta di cancellazione per poterti riabilitare.

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CANCELLAZIONE CENTRALE RISCHI BANCA D’ITALIA

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cancellazione centrale rischi banca d’Italia, come ottenerla

A cura del dott. LUCA PACINI www.brokerassociati.it – esperto di diritto bancario che spiega come si diventa cattivi pagatori e come procedere alla rettifica delle segnalazioni e sofferenze in  centrale rischi.

RISPONDE ALLE VOSTRE DOMANDE ONLINE, CHIAMANDO       0287167176     oppure   VIA MAIL a:    pacini@brokerassociati.it

Che cos’è la Centrale dei Rischi presso Banca d’Italia e come cancellarsi quando si è segnalati cattivi pagatori?

La Centrale Rischi Banca d’Italia è un archivio virtuale dove sono censiti e registrate tutte le informazioni concernenti banche, consumatori, aziende che intrattengono rapporti con le banche, finanziarie o altre istituzioni. Quindi un grande calderone di informazioni.

Lo scopo era ed è fare in modo che qualunque soggetto che merita credito sia ben censito da tutte gli intermediari, ma anche quanto è esposto, se paga puntuale oppure no, INFATTI basta un ritardo, un periodo difficile, un o sconfino ed ecco…. È qui arrivano i dolori (immagino uno dei motivi perché stai leggendo quest’articolo) e diventa subito un cattivo pagatore nel nutrito esercito dei cattivi pagatori in cerca di cancellazione.

Quindi le banche e intermediari finanziari quando consultano la Centrale dei Rischi non solo per aggiornare la posizione ma anche per monitorare  (diciamo pure spiare dai)  possono sapere ogni movimento buono o cattivo del cliente che magari intende solo aprire un conto bancario, anche poco così, figuriamoci se chiede credito. Loro la chiamano valutazione del “merito creditizio” ossia valutare la tua affidabilità finanziaria per concedersi credito, fido oppure no.

Quindi avrai certamente capito quanto siano vitali i dati contenuti nelle Centrale Rischi sia le imprese ma soprattutto per le aziende.

Se un soggetto inserito nella Centrale Rischi è inserito nella sezione centrale rischi cattivi pagatori, dette anche segnalazioni negative può star certo che non avrà credito alcuno,  gli verranno revocati fidi, carte di credito, carnet degli assegni ed in ultimo la sua dignità di soggetto finanziario.

Vero è che la banca deve sapere chi sono i soggetti meritevoli di credito o i cattivi pagatori per sapere a chi concedere fido, ma non vi è dubbio che ne abusano a dismisura facendo molte volte di un erba un fascio.

Sono per questo le richieste di cancellazione dai centrali rischi cattivi pagatori anche nella banca dati crif, sono impennate negli ultimi anni a ritmi vertiginosi segnalate dallo stesso motore di ricerca google che registra sempre di piu parole come cancellazioni crif o cancellazione centrale rischi d’Italia.

Quali dati devono essere censiti obbligatoriamente nella Centrale dei Rischi di Banca d’Italia?

Premesso che la banca può accedere come e quando vuole a questi dati e soprattutto quando ci si presenta allo sportello per qualunque caso, esistono però delle procedure obbligatorie che la banca o gli istituti finanziari devono seguire e questi sono i casi:

  • Fido di  cassa  pari / superiore a 30.000 €;
  • Richiesta di prestito o finanziamento pari / superiore a € 25.000 ;
  • il valore delle garanzie, derivati  o ricevute dall’intermediario è pari o superiore a 30.000 €;
  • posizioni in sofferenza pari / superiori a 250 € (anche se cedute a terzi dall’intermediario segnalante, quindi praticamente qualunque cattivo pagatore);
  • crediti passati a perdita;
  • il valore nominale dei crediti non in sofferenza ceduti a terzi dall’intermediario segnalante sia pari o superiore a 30.000 €;
  • il valore nominale dei crediti acquisiti per operazioni di factoring, sconto portafoglio pro soluto e cessione di credito è pari o superiore a 30.000 €.

La trasmissione dei dati è prevista su cadenza mensile oppure al verificarsi di un evento tra quelli sopra descritti (come i cattivi pagatori e segnalazioni negative, sofferenze, perdite) quindi in maniera quasi istantanea, max 3gg ed in ogni caso entro il 25 del mese successivo al verificarsi dell’evento.

Il trattamento dei dati censiti in Centrale dei Rischi banca d’Italia.

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I dati censiti nella centrale rischi di Banca d’Italia sono estremamente riservati e quindi non sono pubblici ma ognuno di noi può conoscerli richiedendoli personalmente allo sportello Banca d’Italia o affidandosi ad un professionista come quelli del sito dove sto scrivendo.

Tutti gli intermediari sono sottoposti all’obbligo della riservatezza nei confronti di chiunque sia estraneo a Istituti di credito. E devono acquisire il tuo consenso per farlo.

Per questo come detto ogni soggetto che crede di essere segnalato nelle liste di cattivi pagatori presenti nella centrale rischi della Banca d’Italia (ma questo vale anche per il sistema Eurisc, ossia Crif , ExperianCtc) ha diritto di interpellare la centrale rischi e conoscere la propria posizione. IL singolo non può chiedere aggiornamenti dati negativi o positivi, questo devono farlo altri organi.

Se  l’interessato è un consumatore, la Banca che dovesse rifiutare la sua richiesta di credito è sempre tenuta a comunicare i dati censiti in Centrale dei Rischi al fine di consentirgli adeguate valutazioni circa le ragioni del rifiuto, ma non lo fanno mai. Un’altra cattiva abitudine bancaria.

Segnalazione in Centrale dei Rischi ed effetti dello status di cattivo pagatore

Come già esaustivamente scritto le segnalazioni in Centrale dei Rischi non riguardano solo eventi negativi.

 In Centrale dei Rischi, è censito l’andamento, lo stato di salute, di tutti i rapporti intrattenuti tra clienti e banche/intermediari finanziari.

La Centrale dei Rischi è una proiezione dei rapporti cliente – banca/intermediario che, certamente, può influire sulla scelta dell’intermediario di concedere o no nuovo credito a chi lo richiede.

Quindi  possiamo affermare che la Centrale dei Rischi è lo specchio dei rapporti che un utente ha con l’intero sistema creditizio ed indica numeri e qualità degli stessi.
Rilevano crediti segnalati, a “incaglio“, i crediti appostati “a sofferenza” ed il passaggio di un credito in sofferenza “a perdita“ e tutte le variazioni mensili degli stessi alimentando quindi ogni mese tali aggiornamenti

 

Cosa si intende per crediti segnalati ad incaglio?

L’incaglio è un momento di difficoltà,  è in ritardo, non è puntuale ma sta risolvendo, la banca non ha deciso ancora di passarlo a sofferenza, l’anticamera del fallimento.

L’incaglio è una segnalazione negativa di grado inferiore e non dà luogo a un’automatica segnalazione, una specie di pantano stand-by.
Inutile dire che con l’incaglio la banca farà delle valutazioni negative sul tuo stato ma potrebbe ancora non chiudere i rubinetti del credito.

Di fatto sei già un cattivo pagatore e questo la banca lo sanno, quindi fare altre segnalazioni negative porterebbero a darti una spinta nel baratro delle segnalazioni in centrali rischio cattivo pagatore che non ti permetterebbero più di accedere a nessun tipo di credito. IL POTERE del direttore in quel caso è enorme.

I principali presupposti dell’incaglio sono:

  1. inadempimenti continui maggiori di 151 giorni per crediti al consumo di durata inferiore a 36 mesi;
  2. inadempimenti continui superiori di 181 giorni per crediti al consumo di durata superiore a 36 mesi;
  3. inadempimenti continui superiori a 271 giorni negli altri casi.

Rientrare subito dalle esposizioni può evitare l’incubo di una segnalazione “a sofferenza” che è, molto, più grave e irrimediabile. Cattivo pagatore cronico in cerca di cancellazione centrale rischi banca d’Italia.

Che cosa sono i crediti a “sofferenza” in Centrale dei Rischi di Banca d’Italia?

Paragrafo 1/5 delle istruzioni fornite da Banca d’Italia sul sistema centralizzato dei rischi: “Nella categoria di censimento sofferenze va ricondotta l’intera esposizione per cassa dei soggetti in stato d’insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili”.

La regola certa dovrebbe essere che un cliente  viene segnalato in sofferenza ogni volta che  l’intermediario, sulla base di una complessiva valutazione della situazione patrimoniale e finanziaria del cliente ritenga il credito di incerta riscossione.  Ma proprio qui recenti sentenze hanno stabilito che la banca prima di segnalare a sofferenza deve esperire azioni certe per dichiarare certa la sofferenza e quindi segnalarti cattivo pagatore nella centrale rischi della banca d’Italia pena un risarcimento danno in caso di fallimento del cliente che viene di fatto escluso da qualsiasi accesso al credito e condannato al rientro immediato presso le altre banche. Un’altra cattiva abitudine delle banche.

Presupposti sulla segnalazione a sofferenza di un credito

La segnalazione a sofferenza impone quindi una valutazione, da parte dell’intermediario, sulla complessiva situazione finanziaria del cliente e non può avvenire automaticamente a causa di un mero ritardo nel pagamento di un debito.
La contestazione del credito da parte del cliente, inoltre, non è condizione da sola sufficiente a giustificare una segnalazione a sofferenza.

La sofferenza, diversamente dall’incaglio, è il risultato di una linea temporale diversa dei problemi del cattivo pagatore. La sofferenza è  legata alla situazione patrimoniale del cliente cattivo pagatore,  prima di essere segnalata, è preceduta da una vera e propria indagine da parte dell’intermediario anche se non sempre però abbiamo visto prima, è così approfondita.

La Corte di Cassazione ha sancito ” che , la segnalazione “a sofferenza” presso la Centrale dei Rischi di Banca d’Italia richiede una valutazione, da parte della banca, riferibile alla complessiva situazione finanziaria del clientee non può scaturire dal semplice ritardo nel pagamento del debito. Deve essere determinata da un riscontro di fatto di una situazione patrimoniale, caratterizzata da una grave, non transitoria difficoltà economica che può essere equiparata, ma non necessariamente coincidere, con una situazione di insolvenza”.

Deve trattarsi di uno stato di difficoltà duraturo di fronte alle proprie obbligazioni che impone alla banca, prima di procedere alla segnalazione, una accurata analisi di tutti i possibili indici di tale difficoltà (stato dei rapporti intrattenuti dal cliente con altre banche; pregresse segnalazioni a sofferenza operate da altre banche; ammontare e durata di ritardi nei pagamenti per altri rapporti con altri intermediari; sussistenza o assenza di protesti bancari ed altri eventi pregiudizievoli, ipoteche ed altro presente in conservatoria a carico del cliente), quindi una serie di elementi certi e non supposti, per stabilire il suo status di cattivo pagatore in modo certo oppure intravedere una possibilità di uscita dal tunnel e cercare una cancellazione cattivo pagatore.

 

Obbligo di preavviso di segnalazione a sofferenza (che non fanno mai e uno dei motivi per richiedere la cancellazione cattivo pagatore dalla centrale rischi banca d Italia)

Le banche e gli intermediari finanziari sono obbligati a informare, per iscritto, il cliente la prima volta che lo segnala a sofferenza. Secondo un condivisibile orientamento accolto recentemente dal Tribunale di Verona, l’informativa deve specificare in maniera non equivoca l’imminente segnalazione “a sofferenza” del cliente e deve pervenire al cliente in tempo utile per consentirgli di assumere ogni determinazione necessaria ad evitare la segnalazione come ad esempio un rientro programmato e conseguente cancellazione cattivo pagatore.

La segnalazione a sofferenza dei coobbligati (garanti, soci illimitatamente responsabili).

L’informativa predetta deve essere comunicata per iscritto anche a coloro che sono coobbligati col cliente nei confronti della banca.
A rigore delle istruzioni di Banca d’Italia, ai fini del censimento dei dati in Centrale dei Rischi, si considerano coobbligati:

  1. i cointestatari del medesimo rapporto;
  2. i soci di società di fatto, soci di società di fatto, i soci di società persone (società semplici, società in nome collettivo, soci accomandatari di società in accomandita semplice e per azioni);
  3. soggetti che hanno rilasciato alla banca garanzie reali (datori di ipoteche) o personali (fideiussori).

Purtroppo la segnalazione del cliente principale comporta anche quella dei garanti e questo non è proprio corretto per di più se non è comunicato nei tempi e nei modi sanciti dalle normative bancarie dettata dalla banca d Italia.

Secondo le norme operative di Banca d’Italia, i flussi informativi, anche nei casi di coobbligazioni, hanno carattere individuale, e  si può senz’altro condividere il principio espresso dal Tribunale di Nola che esclude l’automatica segnalazione in Centrale Rischi del garante in caso di inadempimento e segnalazione a sofferenza del credito per il debitore principale.

Sostiene il Giudice nolano che, al pari del debitore principale, anche rispetto al garante la banca è obbligata, prima di segnalare la sua posizione “a sofferenza”, a svolgere indagini e compiere valutazioni sulla situazione patrimoniale.

Solo se il garante “a sofferenza” si trova  in situazione di irreparabile difficoltà, tale da rendere particolarmente incerta la riscossione del credito anche nei suoi confronti. Si può segnalare anche lui non a pioggia come fanno solitamente.

Sofferenza cancellazione Centrale Rischi Banca d’Italia

La segnalazione di una posizione a sofferenza non è più dovuta quando:

  1. viene a cessare lo status di insolvenza o cattivo pagatore;
  2. il credito viene rimborsato dal debitore o chi per lui;
  3. il credito viene ceduto a terzi (tipico es. società recupero crediti);
  4. l’intermediario ha  rinunciato ad attivare o proseguire azioni di recupero;
  5. il credito è  prescritto dalle legge;
  6. il credito è stato oggetto di esdebitazione.    

Cos’è il passaggio di un credito in sofferenza  “a perdita”

E’ l’ultimo stadio. Si tratta di crediti già segnalati “a sofferenza” che l’intermediario ritiene non più recuperabili. La segnalazione  di un credito “a perdita” rappresenta, in pratica, la “morte” dei rapporti di credito tra utente e sistema bancario. Ma anche la sua capitolazione poiché rimango dati consultabili dalle banche nella centrale rischi storica della banca d’Italia.

Responsabilità della banca per l’errata o abusiva segnalazione in Centrale dei Rischi di Banca d’Italia

Un’errata o abusiva segnalazione in Centrale dei Rischi può comportare, specie per le imprese, un serio pregiudizio alla reputazione e all’immagine del segnalato. In un caso del genere è certa la responsabilità della banca segnalante nei confronti del cliente danneggiato.

Tale responsabilità, scaturisce di solito dalla fretta e poca pazienza della banca nel seguire una seria valutazione di tutti i presupposti richiesti per procedere alla segnalazione.

 La diligenza professionale deve sempre caratterizzare, specie per la gravità degli effetti pregiudizievoli che ne possono derivare, l’attività di trasmissione di dati da parte delle banche alla Centrale dei Rischi di Banca d’Italia come cattivo pagatore.

Circa la natura della responsabilità, si condivide l’idea per cui quella dell’intermediario per errata segnalazione si atteggi a responsabilità contrattuale che può concorrere con la responsabilità extracontrattuale e quindi può essere condannata a un risarcimento economico a favore del cliente definitivo anzitempo cattivo pagatore e segnalato alla centrale, rischi banca d Italia.

In tal senso, si condivide il principio per cui l’errata segnalazione in Centrale dei Rischi determina il verificarsi di un danno immediato e contestuale alla stessa segnalazione che legittima il danneggiato a pretendere il risarcimento senza dover provare il danno subito e che, pertanto, può essere liquidato anche in via equitativa dal giudice e di questo abbiamo già esposto recenti sentenze anche in maniera definiva.

Come difendersi dall’errata o abusiva segnalazione in Centrale dei Rischi di Banca d’Italia? come fare la cancellazione centrale rischi banca d Italia?

A parte il rivolgersi a studi come quello del sito dove scriviamo senza dubbio un primo ed efficace rimedio può essere proporre ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario.
La domanda può riguardare richieste di rettifica della Centrale Rischi, richieste di danni legati ad essa e richieste di cancellazione cattivo pagatore dalla stessa.

Ogni cliente può ricorrere all’Arbitrato la cui decisione pone la banca a intervenire con celerità.
A differenza di una conciliazione e di un tipico arbitrato, nel caso di A.B.F. la banca non è tenuta ad aderire ma solitamente segue sempre le direttive date, quindi accetta le decisioni senza appello.

Ove non sia sufficiente il ricorso A.B.F.  più efficace  può essere una segnalazione CONSOB ed in ultimo  parimenti più efficace poco più costosa è l’azione, da proporre al Tribunale, finalizzata ad ottenere l’adozione di un provvedimento d’urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c. che condanni la banca o l’intermediario all’immediata rettifica dei dati e cancellazione  Centrale Rischi Banca d’Italia e quindi da cattivo pagatore che può garantitre anche in soli 30 giorni  la risoluzione del problema definitivamente.

Vien da sé che affidarsi a un valido studio di consulenza bancaria come la Broker Associati di Milano, garantisce una consulenza e aiuto adeguato prima di intraprendere strade così importanti per il vostro futuro finanziario.

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saremo lieti di rispondere

Sentenze e materiali dell’argomento:

  •  Decreto Legislativo n. 196/2003

 art. 125 Testo Unico Bancario

  •  Circolare Banca d’Italia n. 139 dell’11 febbraio 1991
  •  Cassazione Civile, 1 aprile 2008 n. 7958
  • Tribunale di Verona, 27 maggio 2014, est. dott.ssa Eugenia Tommasi di Vignano.
  •  A.B.F. Milano, 19 aprile 2013:“Nell’ipotesi di invio del preavviso di segnalazione tramite posta ordinaria, anzirché a mezzo raccomandata, l’intermediario rimane gravato dall’onere di provare la conoscenza del preavviso da parte del destinatario, senza potersi avvalere della presunzione di conoscenza di cui all’art. 1334 c.c.”.
  • Tribunale di Nola, 11 luglio 2014
  • A.B.F. Roma, 6 marzo 2015
  • Tribunale di Roma, 21 maggio 2014

Il tuo nome (richiesto)

sofferenza bancaria

sofferenza bancaria – Diritto Bancario

Illegittima segnalazione a sofferenza – Obbligo di preavviso indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto da segnalare – Obbligo di diligente ed esaustiva istruttoria da cui evincere l’insolvenza – Non utilità di un’istruttoria effettuata ex post – Periculum in mora in re ipsa – Illecito ad effetti permanenti

La segnalazione a sofferenza di un’impresa in Centrali Rischi della Banca d’Italia deve essere preceduta dalla comunicazione di preavviso, il cui onere di avvenuta effettuazione grava sul segnalante.

L’obbligo di preavviso della segnalazione si rinviene dalle previsioni di cui all’art. 125 comma 3 TUB, di cui all’art. 4 comma 7 del Codice in materia di protezione dei dati personali – Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti, e di cui alla Circolare 139 in data 11.2.1991 della Banca d’Italia; in caso di segnalazione a sofferenza, il riferimento deve essere inteso al capitolo 2, sezione II, paragrafo 1.5 della circolare 139/1991, la quale prevede che “gli intermediari devono informare per iscritto il cliente e gli eventuali coobbligati (garanti, soci illimitatamente responsabili) la prima volta che lo segnalano a sofferenza”, pur se “tale obbligo non configura in alcun modo una richiesta di consenso all’interessato per il trattamento dei suoi dati”.

luca pacini

L’informativa obbligatoria non può che essere intesa come preventiva, tanto è vero che la disposizione chiarisce che essa non possa essere configurata quale richiesta di consenso, essendo piuttosto finalizzata a consentire al cliente di approntare i possibili rimedi, in vista del rientro dalla propria obbligazione.

La predetta comunicazione è prevista indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto da segnalare, come stabilito dalla circolare 139/1991 alla sezione I (la cui rubrica è significativamente intitolata “Principi Generali”) par. 1 secondo cui “L’obbligo di segnalare alla Banca d’Italia le suddette informazioni sussiste indipendentemente dalle caratteristiche del soggetto affidato”, non venendo pertanto in rilievo il fatto che il soggetto segnalato sia o meno un consumatore.

L’istituto bancario deve attentamente procedere all’istruttoria per l’accertamento della posizione di sofferenza con la diligenza di cui all’art. 1176, comma secondo, c.c., anche in considerazione del fatto che attiva tale istruttoria unilateralmente, senza contraddittorio con la parte interessata.

La condizione di insolvenza del cliente va intesa non nell’accezione recepita dall’art. 5 della legge fallimentare, bensì come situazione di difficoltà economica che rende verosimile, ma non necessariamente attuale o già attuato, il recupero coattivo, senza escludere le possibilità di rientro o ristrutturazione del debito.

È dunque illegittima la segnalazione a sofferenza quando la banca non dimostri di aver effettuato un’istruttoria con riferimento a tutti gli indici (liquidità del soggetto, la sua capacità produttiva e reddituale, la situazione di mercato in cui opera, l’ammontare complessivo del credito, la sussistenza di procedure esecutive, di protesti o decreti ingiuntivi), limitandosi, in una sorta di automatismo che certamente contraddice la ratio delle istruzioni richiamate, a verificare solo l’inadempimento del cliente che motivava il mancato pagamento del debito contestandone l’esistenza e la quantificazione.

Alla mancanza di istruttoria non può supplirsi con una valutazione effettuata ex post fondata essenzialmente su fatti successivi a conferma della correttezza della segnalazione già avvenuta (ex ante).

Il “periculum in mora” può essere facilmente desunto da indici presuntivi, posto che la segnalazione ha proprio lo scopo di rendere edotte le banche sull’identità dei soggetti inaffidabili i quali non potranno più accedere al credito, con conseguente pregiudizio che assume il carattere dell’irreparabilità nel caso in cui la parte abbia bisogno di ricorrere a finanziamenti per lo svolgimento della propria attività imprenditoriale.

Neppure può essere negata la tutela d’urgenza per il semplice decorso del tempo dal momento in cui la segnalazione è stata effettuata, posto che essendosi al cospetto di un illecito a effetti permanenti, il danno può ragionevolmente verificarsi in un momento successivo al compimento dell’attività illegittima, nel momento cioè in cui il soggetto segnalato si trova in concreto nella necessità di dover nuovamente ricorrere al mercato del credito (ed a percepire gli effetti della illegittima segnalazione).

Accertata l’illegittimità della segnalazione a sofferenza, la banca va condannata affinché provveda all’immediata cancellazione del nominativo della società istante come a sofferenza nella Centrale Rischi della Banca d’Italia, con efficacia retroattiva.

La BROKER ASSOCIATI & partners forte di un esperienza pluriennale nel settore del contenzioso bancario può aiutarvi a capire se il vostro caso rientra nelle anomalie bancarie e consigliarvi immediatamente la soluzione.

Chiamate con fiducia 0287167176 e chiedete una prima consulenza gratuita sulla fattibilità del vostro caso.

 

                                a cura di Luca PACINI
esperto del credito e rating advisor

LUCA PACINI
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LUCA PACINI e le trappole bancarie

NEWS LETTER DIRITTO BANCARIO a cura di LUCA PACINI

RITORNA L’ANATOCISMO BANCARIO E LA TRAPPOLA SUI MUTUI CASA
COME DIFENDERSI
Con la Legge di Stabilità si è introdotta, nel corpo del Testo Unico Bancario, la Riforma dell’anatocismo
bancario : dal 1 gennaio 2014 è cessata la legittimità della tradizionale prassi bancaria di capitalizzazione
trimestrale dei conti passivi.
Si sta consolidando un fronte giurisprudenziale univoco in tutti i Tribunali d’Italia, in particolar modo nel
Tribunale di Milano che annovera decine di sentenze dal 25 marzo 2015 al 4 ottobre 2016.
Anche il Collegio di Coordinamento dell’ABF ( la “Cassazione ” di Banca D’Italia) ha approvato questa linea,
rilevando che ” la stessa Banca D’Italia per scontata l’avvenuta entrata in vigore del divieto di
anatocismo e riconosce che la delega al Cicr riguarda solo la periodicità di contabilizzazione degli interessi
e il termine per la loro esigibilita’ “.

TUTTO PERFETTO, QUINDI?
NO, MICA TANTO

La reintroduzione dell’anatocismo è avvenuta tramite la delibera del Cicr (Comitato Interministeriale Credito e
Risparmio) del 3 Agosto 2016, intitolata ” Modalità e criteri per la produzione degli interessi nelle operazioni poste
in essere nell’esercizio dell’attività bancaria ” (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 10 Settembre 2016).
La Delibera attua le nuove norme sull’anatocismo previste dal secondo comma dell’art. 120 del Testo Unico
Bancario (TUB) , come riformato dall’art. 17-bis del DL 14 febbraio 2016, e ripristina l’anatocismo su base annua,
offrendo al debitore la scelta tra autorizzare l’addebito degli interessi sul conto corrente al momento in cui questi
divengono esigibili, dando attuazione alla loro capitalizzazione, oppure estinguerli entro 60 giorni ( 1 marzo) dal
momento in cui diventano esigibili con l’afflusso di nuovi capitali cash.

COME COMPORTARSI IN CONCRETO?

In questi giorni gli Istituti di credito stanno inviando ai correntisti lettere con cui invitano il cliente a sottoscrivere
un’autorizzazione preventiva da inviare entro il 1 marzo 2017 che le autorizza ad addebitare gli interessi, altri
costi sul conto ordinario, diversamente paventandogli, se il cliente non lo facesse, interessi di mora.
I correntisti devono quindi scegliere se autorizzare l’addebito degli interessi passivi maturati al 31 dicembre di
ogni anno, che così diventano capitale e producono altri interessi, oppure se estinguerli cash.
Ad esempio, se un conto affidato matura per ipotesi 1.000 euro di interessi conteggiati al 31 dicembre di ogni
anno, diventando esigibili entro il 1 marzo dell’anno successivo, o vanno estinti – quindi pagati con denaro cash
del correntista – oppure si aggiungono alla sorte capitale del fido, mettiamo per ipotesi 20.000 euro, che ricapitalizzano
per l’anno successivo 21.000 euro di nuovi interessi.
IL nostro consiglio è che il cliente non dovrebbe invece preventivamente autorizzare alcunchè, altrimenti, se lo
facesse, la banca capitalizzerebbe in automatico le competenze sul conto ordinario, compiendo ancora anatocismo.
Il cliente dovrebbe invece prelevare il 1 marzo di ogni anno l’importo corrispondente ( nel nostro esempio 1.000 euro)
dal conto ordinario e depositarlo sul conto interessi per pagare le competenze di 1.000 euro in esso addebitate.
SOLO IN QUESTO MODO NON SI SUBIREBBE PIù ANATOCISMO.

LA TRAPPOLA SUI MUTUI CASA

Si chiama clausola floor (pavimento) e definisce il tasso sotto il quale un prestito indicizzato non puÚ scendere,
indipendentemente dal valore del parametro di riferimento.
Fino all’inizio del 2015 quasi nessuna banca l’aveva prevista nei suoi contratti di mutuo perchÈ l’ipotesi che il
denaro potesse avere un costo negativo era considerata fantascientifica.
E invece è successo : l’Euribor a 1 mese è sotto lo zero per le rate che sono partite da Aprile 2015, quello a 3 mesi
da Agosto dello stesso anno. Questo significa che senza la clausola floor le banche devono dedurre il valore
dell’Euribor dallo Spread, ma non tutte lo hanno fatto, scegliendo invece di calcolare l’Euribor come se fosse pari a
zero, spesso accampando come motivazione che i sistemi informatici in automatico correggevano il valore
dell’Euribor.

COME COMPORTARSI ?

Per la stragrande maggioranza dei mutui, in cui il contratto non prevedeva un limite di discesa al tasso, con un
Reclamo si pUò ottenere dalla Banca la restituzione di quanto dovuto.
Per restituire le somme la banca ha due strade : la prima è riaccreditare quanto non dovuto, e qui non ci sono
questioni.
I problemi nascono quando la Banca sceglie di calcolare le somme come anticipata estinzione parziale, il
ricalcolo del piano di ammortamento è “velenoso” perchè spesso cambiano le condizioni contrattuali e si
creano i presupposti per ricorsi all’Arbitro bancario Finanziario.

LUCA PACINI
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info a cura di LUCA PACINI

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LUCA PACINI parla di centrali rischi e cattivi pagatori

Cancellazione Centrale Rischi: come si procede e quando se ne ha diritto, a cura di LUCA PACINI  rating & banking advisor dal 2007 (già A.I.F. bankitalia)

Guida pratica per ottenere l’eliminazione dal registro dei cattivi pagatori

Cosa sono il SIC ed il CRIF? Il CRIF (centrale di rischio finanziario) è il principale gestore del sistema di informazioni creditizie e consiste, essenzialmente, in un archivio all’interno del quale vengono conservati i dati relativi ai finanziamenti che vengono richiesti dai privati o dalle imprese. Il SIC (Sistema di informazioni creditizie) è uno strumento che consente alle banche e alle società finanziarie di poter accedere alla posizione dei privati, valutarne l’affidabilità in base ai pregressi finanziamenti e dunque eseguire una stima reale e prospettica del loro grado si solvibilità. Tra i sistemi di informazione creditizia, contrariamente a quanto ritenuto dai più, non è possibile reperire solo informazioni dei cattivi pagatori ma finanche la posizione di coloro che hanno assunto, e assolvono con regolarità, una serie di obbligazioni.

L’iscrizione al CRIF

La registrazione al CRIF avviene con modalità differenti a seconda che il soggetto che viene iscritto sia un consumatore o un’impresa. Se si tratta di un consumatore questi viene inserito nel sistema di informazioni creditizio laddove, presa visione dell’apposita informativa, presti il suo consenso all’iscrizione oppure se il finanziamento presenti delle irregolarità nei rimborsi, anche in assenza di consenso. Se invece il soggetto è un’impresa l’iscrizione avviene a seguito della presa visione e manifestazione del consenso al trattamento dei dati. Non esiste un obbligo di manifestare il proprio consenso alla registrazione presso il Sistema di informazioni creditizie, ben potendo il consumatore negare il suo consenso all’iscrizione. Va tuttavia precisato che a fronte di tale diniego può corrispondere il rifiuto dell’istituto di concedere il finanziamento. Si precisa comunque che con l’entrata in vigore del Decreto legislativo n.141 del 2010, (“Attuazione della direttiva 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori, nonché’ modifiche del titolo VI del testo unico bancario (decreto legislativo n. 385 del 1993) in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi”), è imposto agli istituti di credito di valutare il merito della richiesta prima di concedere il finanziamento. Tuttavia laddove vi siano informazioni negative come ritardi nei pagamenti o irregolarità nell’assolvimento di un’obbligazione scaturente da finanziamento, si viene segnalati di diritto anche in assenza della manifestazione del consenso.

Cancellazione dal CRIF

“Sono stato registrato come cattivo pagatore al CRIF, posso ottenerne la cancellazione? E come?”. A questa domanda esiste ovviamente una risposta incoraggiante, tesa soprattutto a dimostrare che il centro di informazioni creditizie può eliminare i dati in suo possesso e relativi ad un determinato consumatore laddove ricorrano determinate condizioni. I dati relativi a prestiti e finanziamenti presenti nel sistema di informazioni creditizie di CRIF sono cancellati dal centro automaticamente, anche in assenza di specifiche istanze da parte del consumatore. I tempi di cancellazione sono stabiliti dal Codice Deontologico e cambiano in base al tipo di dato. Qui, seppur sinteticamente, si riportano i tempi di cancellazione in relazione alla motivazione dell’iscrizione nel registro. Se il finanziamento è in corso di istruttoria si viene cancellati decorsi sei mesi dalla data di iscrizione, ovviamente anche in assenza di specifica istanza. Se la richiesta di finanziamento è rifiutata la cancellazione avviene dopo un mese mentre se i finanziamenti vengono rimborsati regolarmente la cancellazione avviene decorsi 36 mesi dalla data di estinzione effettiva del rapporto di credito. Nell’ipotesi in cui vi siano ritardi relativi ad una o due rate/mensilità, la cancellazione è disposta d’ufficio al termine di 12 mesi decorrenti dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 12 mesi i pagamenti siano stati eseguiti sempre e con puntualità. Quando il consumatore è in ritardo di tre o più mensilità, per poter essere cancellati dal CRIF è necessario che siano passati 24 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, anche qui sempre a condizione che i pagamenti siano stati sempre eseguiti con puntualità. Da ultimo, se un finanziamento non viene rimborsato, la cancellazione avviene dopo 36 mesi dalla data di estinzione prevista o dalla data in cui l’istituto di credito ha fornito l’ultimo aggiornamento.

cancellazione centrale rischi banca
cancellazione centrale rischi banca

La posizione della giurisprudenza

Giunti a questo punto dell’indagine di particolare interesse può rivelarsi la disamina della posizione della giurisprudenza sul tema della cancellazione dei consumatori (o delle imprese) dal CRIF. Trattandosi di una procedura, quella dell’iscrizione, di ampia diffusione ed oggi legislativamente tipizzata (si pensi alle novità introdotte dal D.Lgs. 141/2010 a cui sopra si è fatto riferimento) è più che mai ovvio che gli uffici giudiziari siano stati investiti di dispute che abbiano ad oggetto la materia de qua. In particolare i giudici di Piazza Cavour hanno ritenuto che “In punto di diritto si osserva che l’annotazione del nominativo presso le banche dati private rientra nell’ambito di applicazione del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 11, in forza del quale il trattamento dei dati personali deve essere effettuato con diligenza – dovendo, in particolare, i dati essere “trattati in modo lecito e secondo correttezza” (lett. a) – e deve, altresì, rispondere a requisiti di esattezza e di aggiornamento” (Cassazione civile, sez. III, 13/05/2014, (ud. 18/02/2014, dep.13/05/2014), n. 10325).

Con riferimento alla necessaria tutela della privacy, argomenta la Suprema Corte nella citata pronuncia che il criterio che deve orientare la tenuta dei predetti registri è quello della gestione delle attività pericolose, posto che “Contrariamente a quanto dedotto da parte ricorrente, il parametro di valutazione della responsabilità non è quello dell’ordinaria diligenza, bensì quello previsto per “le attività pericolose”, richiamato dal D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 15, (Codice della privacy)“. L’art. 15 del codice della privacy dispone infatti che “Chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali e’ tenuto al risarcimento ai sensi dell’articolo 2050 del codice civile. Il danno non patrimoniale e’ risarcibile anche in caso di violazione dell’articolo 11“. Ancor più di recente la Corte di Cassazione si è espressa nel precludere la registrazione presso le banche dati dei pagatori laddove la medesima venga operata con superficialità o sul presupposto di un mero ritardo nel pagamento. Si legge nella sentenza cui si fa riferimento che “A ciò si aggiunga che, come innanzi rilevato, in forza delle richiamate istruzioni «l’appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell’intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito». Sì che ciò che rileva è la situazione “oggettiva” di incapacità finanziaria («incapacità non transitoria di adempiere alle obbligazioni assunte») mentre nessun rilievo assume la manifestazione di volontà di non adempimento se giustificata da una seria contestazione sull’esistenza del titolo del credito vantato dalla banca” (Cassazione – Sezione prima – sentenza 5 marzo – 1 aprile 2009, n. 7958 Presidente Vitrone – Relatore Didone).

Dalle parole della Corte si evince che non può ritenersi satisfattivo ai fini dell’iscrizione un semplice inadempimento del debitore ma occorre che quest’ultimo verta in una “grave e non transitoria difficoltà economica“. Segnalazioni che divergano, quanto a modalità operative e sistematiche da quelle enunciate comportano una grave responsabilità degli Istituti di credito per violazione del codice della privacy, con conseguente diritto al risarcimento del danno ex art. 2050 del Codice Civile (Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’ attività pericolosa , per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno).

Conclusioni

L’iscrizione presso la centrale di rischio finanziario è funzionale a garantire l’assolvimento di determinati obblighi ma deve essere operata con prudenza e diligenza. Sebbene la legge imponga che determinati dati vadano raccolti al fine di valutare il grado di solvibilità del consumatore non può disconoscersi come detto obbligo debba essere contemperato con le esigenze di tutela della privacy, in species del disposto dell’art. 15 (vedi sopra) del d.lgs. 196/2003 la cui violazione può comportare il sorgere di un diritto al risarcimento ex art. 2050 c.c.

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LUCA PACINI
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LUCA PACINI parla di anatocismo e usura bancaria

Anatocismo e usura bancaria a cura di LUCA PACINI

CARI LETTORI, Il termine anatocismo (dal greco anà – di nuovo, e tokòs – interesse) significa la capitalizzazione degli interessi su un capitale, ossia il calcolo degli interessi sugli interessi.

Un esempio di anatocismo è quello di capitalizzare cioè sommare ulteriormente al capitale prestato gli interessi ad ogni scadenza di pagamento, anche se sono regolarmente pagati nella precedente capitalizzazione. Un po’ come quando si paga l’iva su un bene già comprensivo di imposte, tasse etc (vedi le bollette).

E L’USURA BANCARIA? anatocismo e usura bancaria

Usura bancaria o usuraio è quando un tasso d’interesse è più alto del cosiddetto “tasso soglia” quello che la Banca d’Italia stabilisce, trimestralmente, come valore del tasso massimo d’interesse, denominato “tasso soglia”, che le banche possono applicare ai loro clienti, quando gli stessi richiedano un mutuo, un prestito, un fido in conto corrente, un leasing.

Quando avviene il superamento del tasso soglia stabilito dalla Banca d’Italia, si verifica un caso di usura bancaria; in questa circostanza, i clienti che l’hanno subita possono richiedere la restituzione delle somme indebitamente pagate, come recita l’art. 1815.c.c. e l’annullamento anche degli interessi futuri.

COME FACCIO A  CAPIRE SE ESISTE  ANATOCISMO O USURA BANCARIA?

Per accertare la presenza di anatocismo o usura bancaria nel proprio conto corrente bancario occorre acquisire gli estratti conto scalari trimestrali,aelaborare una preanalisi degli scalari e far certificare l’esito della preanalisi da un ente o studio accreditato.anatocismo e usura

Per le controversie in materia bancaria è prevista la Mediazione civile ed è condizione obbligatoria prima dell’eventuale ricorso giudiziario: ciò significa che è possibile rivolgersi al giudice ordinario solo dopo aver tentato la via della mediazione.

ANATOCISMO E USURA BANCARIA: LA MEDIAZIONE CIVILE COME RIMEDIO

I costi di un procedimento di mediazione sono solo una frazione di quelli di una causa, e i tempi sono stabiliti per legge in un massimo di tre mesi contro gli anni di un giudizio ordinario.

Gran parte del contenzioso civile in materia di contratti bancari e finanziari è relativo agli interessi passivi computati per gli affidamenti, i finanziamenti e i mutui. Se l’applicazione di tassi d’interesse illeciti è suffragata da una perizia ben fatta, ottenerne il rimborso è senz’altro possibile tramite la Mediazione civile.

 

 

Anatocismo e usura bancaria su carte “revolving”: anatocismo e usura bancaria

l’uso sempre più frequente di questa forma di finanziamento, dovuta anche alla facilità con la quale si può accedere al prestito, ha portato ad un aumento esponenziale dell’offerta da parte di istituti di credito e finanziarie; si tratta, però, di prodotti con tassi d’interesse passivo molto elevati, nei quali molte volte si sono riscontrati casi di anatocismo e usura bancaria.
Anatocismo e usura bancaria su swap e derivati: anatocismo e usura bancaria

swap e derivati sono strumenti finanziari il cui valore è collegato al valore di uno o più parametri finanziari sottostanti (detti underlying). I più comuni prodotti derivati sono:

  • swap di interessi (Interest Rate Swap, IRS
  • swap di valute (Currency Swap, CS
  • swap di commodities: Un esempio comune sono gli swap sul prezzo del petrolio (Oil swaps);
  • swap di protezione dal fallimento di un’azienda (Credit Default Swap, CDS),
  • hedging: riduzione (fino all’annullamento) di una potenziale perdita (rischio finanziario);
  • trading: profitto sulla variazione di prezzo (nel tempo), assumendo un rischio finanziario.
    Tutti i flussi si eseguono in un unico mercato;
  • arbitraggio: profitto sulla differenza di prezzo fra due mercati (in un dato tempo).
    Si acquista in un mercato, e si vende il derivato o il sottostante in un altro.

Nel documento descrittivo dell’operazione l’ente emittente (spesso la banca) indica i casi in cui la banca paga il cliente in virtù del contratto derivato.

 

Quando si dice che il derivato è “disequilibrato”? anatocismo e usura bancaria

Quando la condizione in cui la banca deve pagare il cliente:

  • non esiste;anatocismo e usura bancaria
  • esiste ma in casi difficilmente verificabili;anatocismo e usura bancaria
  • il derivato in concreto addirittura non protegge dall’oscillazione.

In queste ipotesi si dice che il contratto non è equilibrato ed è in forte sfavore del cliente.

RIMEDI ALL’ANATOCISMO E ALL’USURA BANCARIA SU CONTI CORRENTI E MUTUI

 

La sentenza della corte di Cassazione del 20 febbraio 2003 n. 2593 è molto chiara a riguardo: “Occorre, in primo luogo, rilevare che in ipotesi di mutuo per il quale sia previsto un piano di restituzione differito nel tempo, mediante il pagamento di rate costanti comprensive di parte del capitale e degli interessi, questi ultimi conservano la loro natura e non si trasformano invece in capitale da restituire al mutuante, cosicché la convenzione, contestuale alla stipulazione del mutuo, la quale stabilisca che sulle rate scadute decorrono gli interessi sulla intera somma integra un fenomeno anatocistico, vietato dall’art. 1283 c.c.”. In generale tuttavia gli istituti di credito applicano gli interessi di mora su tutta la quota di debito (capitale e interessi), di fatto ignorando la legislazione vigente.

La Sentenza n° 24418 del 02 Dicembre 2010 emessa dalla Suprema Corte di Cassazione riunitasi a Sezioni Unite, ha affermato che l’azione di ripetizione, proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, è soggetta a prescrizione decennale decorrente, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati. Dichiarata la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale, contemplata nel contratto di conto corrente bancario, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall’art. 1283 c.c., gli interessi a debito del correntista devono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna.

L’anatocismo era considerato, fino a poco tempo fa, del tutto lecito, nonostante l’art. 1283 del codice civile preveda dei limiti ben precisi per la sua applicazione: “In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”.

In sostanza, l’inserimento di una clausola che preveda l’anatocismo in un rapporto di conto corrente bancario può essere considerata lecita solamente se l’anatocismo sia considerato, da sempre, come una usanza pacificamente accettata sia dai clienti che dalle banche (cosiddetto uso normativo).

Di recente la Cassazione, cambiando orientamento, con le sentenze 16/03/1999 n. 2374, 30/03/1999 n. 3096 e 11/11/1999 n. 12507, invece ha stabilito che l’anatocismo non è un uso accettato e considerato come lecito dai clienti che lo ritengono invece come una vessazione delle banche, un male minore da subire per poter aprire un conto corrente.

In altre parole significa che oggi gli interessi sugli interessi, comunemente applicati da tutte le banche nei contratti di conto corrente passivi, sono da considerare del tutto illeciti e quindi debbono essere integralmente restituiti ai correntisti dall’inizio del rapporto di conto corrente.

Sono ormai numerosi i provvedimenti di tutti i Tribunali d’Italia che, sulla scia delle sentenze della Cassazione – che sino ad oggi ha sempre confermato il rivoluzionario indirizzo antibancario – hanno imposto la restituzione degli interessi anatocistici ai correntisti.

USURA BANCARIA E LEGISLAZIONE: LA GIURISPRUDENZA MUOVE IMPORTANTI PASSI IN FAVORE DEI CONSUMATORI

Le motivazioni di una prima sentenza, emessa nel dicembre 2011 dalla Corte di Cassazione in merito all’usura bancaria, hanno aperto alle aziende a ai privati cittadini la strada del risarcimento civile.

La sentenza, nonostante l’assoluzione di tre banchieri, ha comunque configurato la possibilità di ottenere il risarcimento per la scorretta applicazione della commissione di massimo scoperto, quando la stessa va a generare tassi usurari.

Come si legge nella motivazione della sentenza, “Le circolari e le istruzioni della Banca d’Italia non rappresentano una fonte di diritti ed obblighi e nella ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione fornita dalla Banca d’Italia in una circolare, non può essere esclusa la sussistenza del reato di usura sotto il profilo dell’elemento oggettivo”.

La stessa corte, nell’esaminare le nuove norme di regolamentazione del mercato creditizio, che hanno elevato il T.E.G. (Tasso Effettivo Globale) di credito, ha stabilito che banche e finanziarie non possono avvalersi di tali normative in caso di denuncia da parte di imprese o privati che accusino l’applicazione di interessi usurari.

Sempre la Suprema Corte di Cassazione, in una storica sentenza del 2013, ha ribadito la conseguenza di comportamenti scorretti tenuti da istituti di credito e finanziarie: “se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”.

Come conseguenza diretta di questa sentenza, in molti contratti di mutuo nei quali erano stati applicati tassi di mora molto elevati, applicazione che dava luogo a casi acclarati di usura bancaria, l’accertamento –seguito all’opposizione al decreto ingiuntivo– dell’esistenza di questa pratica illecita ha portato l’autorità giudiziaria a concedere provvedimenti di sospensiva dell’atto di pignoramento degli immobili.

Inoltre, qualora venissero riscontrate anomalie finanziarie nei contratti da parte degli ispettori della Banca d’Italia , Banche e finanziarie possono venire sanzionate economicamente anche per importi significativi, soprattutto a seguito dell’accertamento di applicazione di tassi di interesse inquadrabili nell’usura bancaria.

 

 

NORMATIVA: anatocismo e usura bancaria

Art. 1283 c.c.: Anatocismo – In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi (att. 162).

Non consta, infatti, che le Banche agiscano sulla scorta di un uso normativo consolidato sin dalla data di entrata in vigore del codice civile, unica condizione in base alla quale la clausola anatocistica possa considerarsi valida.

Le Banche, del resto, non possono invocare in loro favore alcun “uso” formatosi e consolidatosi dopo l’entrata in vigore del codice civile, posto che nel nostro ordinamento, i c.d. usi “contra legem” non sono tollerati, come si desume agevolmente – ed a tacer d’altro – dall’art. 1 delle preleggi sulle fonti del diritto e la loro gerarchia.

 

Se ritieni che la tua banca ti abbia addebitato interessi anatocistici e vuoi ricevere maggiori informazioni su come ottenerne il rimborso con la mediazione, compila e invia il modulo di richiesta informazioni presente a lato in questa pagina.

 

LUCA PACINI
LUCA PACINI

a cura di LUCA PACINI

banking advisor

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